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IL VALORE DELLE DIMENSIONI NELLA PSICOSTASÍA FISIOGNOMICA

Nella Psicostasìa Fisiognomica  illustrata finora, si è generalmente parlato di caratteristiche psicologiche in relazione con un campo ambientale.
Nel senso che, qualsiasi proprietà o caratteristica dell’individuo, non è mai da considerare assoluta, ma sempre riferita ad una specifica situazione ambientale.
Da tali proprietà è emerso pure che qualsiasi linea presente su un volto (o su un corpo) era interpretabile come una linea o curva matematica; come tale, essa era considerabile un modo con cui una qualsiasi caratteristica psicologica, quantificabile con entità o valori molteplici, varia in ragione di differenti situazioni ambientali in cui detta caratteristica si può estrinsecare.
In altri termini, qualsiasi linea che definisca la forma di un naso o di una bocca può essere inquadrata tra due assi perpendicolari (piano cartesiano); di questi assi uno (ordinate) esprime varie entità di una caratteristica psicologica (per esempio, l’esigenza di agire) e l’altro asse (ascisse) esprime varie entità di pericolosità presenti in una pluralità di situazioni ambientali.
Di fatto, in tali assi viene posta una linea matematica che è costituita da una serie di punti matematici, ognuno definito da una coppia di valori: il valore presente sull’asse verticale delle ordinate ed il valore presente sull’asse orizzontale delle ascisse.
Tali valori sono sostanzialmente delle lunghezze, nel senso che un naso è lungo 53 millimetri, una bocca è larga 67 millimetri, una narice è larga 7 millimetri. Ciò significa dunque che, nei due citati assi perpendicolari, sono riportate delle lunghezze misurabili con usuali mezzi: metro, calibro, eccetera.
Data la grande importanza di tale concetto, il campo ambientale è stato finora definito mediante una divisione della sua estensione in tre parti concettuali, che ponessero in evidenza una differente collocazione tra quelli che erano ambienti forti, da quelli che erano ambienti medi, e da quelli che erano ambienti deboli.
Con tale impostazione concettuale si aveva che il riferimento ad una unità di misura della lunghezza era sottinteso. Tale impostazione, benché valida, potrebbe tuttavia creare problemi interpretativi se il citato riferimento "sottinteso" non venisse considerato.
Per esempio, se un naso è lungo 3 centimetri e quindi avesse il suo campo ambientale diviso nelle citate tre parti, esso avrebbe il primo centimetro (posto in alto) espressivo della zona (sotto-campo) in cui sono espressi gli ambienti forti; il secondo centimetro (posto in mezzo) espressivo della zona in cui sono espressi gli ambienti medi; il terzo centimetro (posto in basso) espressivo della zona in cui sono espressi gli ambienti deboli.
Ciò è validissimo, ma solo se consideriamo ciò che, soggettivamente, viene valutato dall’individuo.
Nel senso che è lui che è interessato a sapere se, per lui, una certa situazione in cui si trova è un ambiente pericoloso (ambiente forte), oppure è un ambiente non-pericoloso (ambiente debole).
Il significato di tale soggettività dell’interpretazione ambientale emerge, tuttavia, dal confronto con una valutazione dell’ambiente che sia assoluta.
Una valutazione cioè, in cui le dimensioni hanno significati non relativi ad una lunghezza che sia quella posseduta dall’individuo e che vada divisa nelle tre citate parti, bensì relativi ad una unità di misura universale, con cui si misurano le lunghezze dei campi ambientali di tutti gli animali.
Tale unità di misura è una qualsiasi unità di misura della lunghezza, e che nel Sistema Internazionale è il metro ed i suoi sotto-multipli, quali il centimetro o il millimetro.
Tali precisazioni apparentemente banali esplodono nella loro mostruosa importanza quando dobbiamo capire il significato psicologico di una bocca larga 50 millimetri rispetto al significato di una bocca di un ippopotamo larga 500 millimetri!
Più semplicemente, tornando a considerare l’esempio della lunghezza di un naso, un altro naso che fosse lungo 6 centimetri e venisse diviso nelle tre citate parti standard, avrebbe gli ambienti forti nei primi due centimetri (1 e 2); avrebbe poi gli ambienti medi nei successivi due centimetri (3 e 4); avrebbe infine gli ambienti deboli nei due ulteriori centimetri (5 e 6) posti più in basso.
Risulta da ciò che la lunghezza di 3 centimetri in un naso lungo 3 centimetri costituisce, per l’individuo dotato di tale naso, il campo degli Ambienti DEBOLI; per un individuo che avesse un naso lungo 6 centimetri tale lunghezza di 3 centimetri costituirebbe invece una zona di ambienti MEDI.
Ciò consente di comprendere COME l’individuo DISTRIBUISCE le sue risorse in funzione di quanto è ESTESO il campo ambientale da lui percepito.
Queste considerazioni potrebbero apparire vuote disquisizioni accademiche, ma non è affatto così. Tanto per fare un esempio, basti considerare che un individuo che ha il citato naso lungo 6 centimetri diventerà un individuo di successo e famoso, mentre un individuo che ha l’altro naso lungo appena 3 centimetri sarà fatalmente un individuo "signor nessuno" famoso nell’ambito del palazzo in cui abita!  3 centimetri di naso che cambiano la vita…
Come in qualsiasi curva matematica, in ogni punto di qualsiasi curva costitutiva della forma del volto è possibile tracciare una tangente geometrica dotata di un certo angolo, rispetto alle due direttrici (orizzontale e verticale) del piano geometrico in cui è posta la citata curva (una curva che può essere costituita da una qualsiasi linea del volto).
In base a quanto finora detto si ha dunque che la Psicostasìa Fisiognomica è basata sull’analisi di due elementi: la lunghezza lineare (presente su ognuno dei due assi) e l’angolo attinente la tangente tracciabile su ognuno dei punti costituitivi della linea del volto (esaminata come una qualsiasi curva matematica).
Quanto finora detto è di grande importanza perché stabilisce che le dimensioni di un naso, di una bocca, di un orecchio, sono dimensioni da interpretarsi in modo ASSOLUTO.
Di una qualsiasi linea del volto, cioè, va considerato che non è importante solo la sua forma, ma anche la sua lunghezza.
Nel senso che un naso lungo 3 centimetri ha dei significati molto diversi da quelli di un altro naso avente la sua stessa identica forma ma che fosse molto più grosso.
Vediamo infatti che le dimensioni corporee di un essere umano sono soggette ad aumentare, rispetto a quelle possedute alla nascita, in quella che è nota come fase di accrescimento.
Tale aumento dimensionale è ciò che esprime un "aumento" di certe caratteristiche psicologiche proprio in relazione allo sviluppo dell’individuo.
Ciò non è importante solo per sapere come è cambiato uno stesso individuo nel corso della sua vita, bensì è importante anche per stabilire un confronto tra una certa caratteristica dell’individuo con una analoga caratteristica di qualsiasi altro individuo.
Per semplificare: un metro non è utile solo per misurare quanto diventa alto un individuo, ma anche per stabilire quanto un individuo è più alto di un altro.
Se per esempio si dice: "Quell’individuo è molto buono", si dice una cosa vaga, insignificante.
Più significativo è invece il misurare quanto è buono mediante la precisione di un numero: per esempio, tale individuo ha una bontà 7.
È necessario cioè poter disporre di una Unità di Misura.
Tale unità di misura è appunto il metro, il centimetro, il millimetro, il decimmilimetro, con cui si può misurare quanto sono lunghe le linee del volto che vengono esaminate.
L’angolo formato dalle tangenti, invece, ha dei significati che non cambiano: un angolo di 20° di un punto della curva ha un significato, che è uguale a quello di un uguale angolo di 20° che sia relativo ad un altro punto della stessa o di un’altra curva.
Ciò che cambia tuttavia è un altro significato: quello connesso alla ESTENSIONE DEL CAMPO AMBIENTALE coinvolgente la citata curva.
Se una persona dà uno schiaffo di 20 Kg ad un adulto vigoroso crea un certo danno; se la stessa persona da uno schiaffo di 20 Kg ad un bambino crea un danno differente.
Questa differenza sta appunto in "quanto" la citata forza di 20 Kg può esprimere una differenza di pericolosità se riferita ad un adulto vigoroso oppure ad un bambino.
Per la persona adulta vigorosa tali 20 Kg possono costituire un ambiente di valore MEDIO, mentre per un bambino tali 20 Kg possono costituire un ambiente di valore FORTE, giacché relativamente a tale bambino realizzano un pericolo di vita maggiore.
Tale differenza di pericolosità è espressa appunto dalla lunghezza del campo ambientale della bocca del bambino: una lunghezza che è minore della lunghezza della bocca dell’adulto vigoroso.
Supponiamo che la bocca del bambino sia larga trenta millimetri; il suo campo ambientale (campo ambientale destro e campo ambientale sinistro) ha pertanto una estensione di 15 mm (15 millimetri nella parte destra più i 15 millimetri della parte sinistra).
Tali 15 millimetri sono divisibili nelle usuali tre zone: rispetto al centro della bocca dove si ha la pericolosità massima, tale campo ambientale ha gli ambienti FORTI nella zona compresa tra 0 a 5 mm, ha gli ambienti MEDI nella zona compresa tra 5 a 10 mm ed ha gli ambienti DEBOLI nella zona compresa tra 10 a 15 mm (estremità della bocca).
Supponiamo poi che la bocca del citato adulto vigoroso sia invece larga sessanta millimetri e che, pertanto, abbia un campo ambientale (sia di destra che di sinistra) lungo trenta millimetri.
La stessa citata divisione in tre parti stabilirebbe gli ambienti FORTI nella zona compresa tra zero e 10 mm, gli ambienti MEDI nella zona compresa tra 10 e 20 mm e gli ambienti DEBOLI nella zona compresa tra 20 e 30 mm (estremità della bocca).
Considerando che il citato schiaffo da 20 Kg costituisce per l’adulto vigoroso una pericolosità media (ambiente MEDIO), la zona del campo ambientale della sua bocca coinvolta da tale pericolosità è quella che ha una distanza dal centro della bocca compresa tra 10 mm e 20 mm.
Ecco cioè che la maggior estensione della bocca dell’individuo vigoroso ha realizzato una condizione esistenziale di medio pericolo, dalla quale la sua bocca può estrinsecare energie reattive vitali non consentite alla minore estensione della bocca del bambino.
La tipica conformazione arcuata della bocca degli esseri umani consente infatti una capacità di violenza (sia attiva che reattiva) che è proporzionale alla debolezza dell’ambiente; ovvero, è proporzionale a quanto uno specifico punto costitutivo della linea mediana della bocca (LINEA DELLA VIOLENZA) è lontano dall’asse verticale di simmetria (CENTRO DELLA BOCCA).
Da queste considerazioni emergono due fatti.
Primo fatto.
La divisione del campo ambientale in tre parti (Ambienti Deboli, Ambienti Medi, Ambienti Forti) è indispensabile per capire l’interpretazione soggettiva del pericolo ambientale.
Ogni individuo può infatti stabilire solo per sé stesso quanto un ambiente è pericoloso.
Secondo fatto.
Tale divisione deve invece essere considerata in termini assoluti quando si deve conoscere il comportamento di un individuo costitutivo del nostro ambiente (ovvero con cui ci si deve confrontare). Infatti, non si deve considerare solo la forma delle sue linee del volto, ma anche quanto sono lunghe; ovvero quanto è sviluppato il campo ambientale in cui il citato individuo-avversario estrinseca le sue risorse.
Una bocca larga 10 centimetri ci indica infatti (oltre alle inclinazioni di superiorità e di inferiorità in essa presenti) che tale individuo è capace di essere violento (ferocia, crudeltà) anche in ambienti talmente deboli che un individuo con una bocca larga 6 centimetri non avrebbe neanche considerato, in quanto incapace di infierire sui deboli quantificati dagli specifici ulteriori valori (7, 8, 9, 10).
Ecco dunque come, nonostante il valore assoluto che si deve considerare mediante misurazione di quanto un naso o una bocca siano grandi, tale approccio non è applicabile in un’espressione didattica della Psicostasìa, nella quale la lunghezza di una linea del volto deve essere posta in relazione al giudizio soggettivo.
Infatti, un ambiente distante 10 mm dal centro di una semi-bocca larga 45 millimetri (ambienti FORTI 0-15, ambienti MEDI 16-30, ambienti DEBOLI  31-45) è un ambiente FORTE.
Per contro, un ambiente distante 10 mm dal centro di una semi-bocca larga 21 millimetri (ambienti FORTI 0-7, ambienti MEDI 8-14, ambienti DEBOLI 15-21) sarebbe un ambiente MEDIO.
In conclusione, ciascuno applica soggettivamente la valutazione ambientale relativamente alla propria bocca e perciò per lui è valida la citata divisione in tre parti, indipendentemente da quanto sia larga la sua bocca.
Quando invece si deve valutare, esaminare, considerare ciò che sta all’esterno di noi ed all’esterno di chiunque altro, allora è necessario considerare anche la lunghezza delle linee del volto degli individui costitutivi del nostro ambiente di riferimento, mediante misurazione oggettiva in millimetri.


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